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Cenni storici

«Nel frattempo nacque Roma. E Bergamo la vide crescere, la amò sentendola sorella, città della stessa penisola mediterranea.E quando Roma, fatta forte e potente, giunse fin quassù in cerca di domini, Bergamo le si assoggettò, la aiutò a combattere contro Annibale, preparò armi fortissime (lavorate nel territorio di Clusone) per le sue vittorie e Roma la nominò Colonia Latina.E, col fervore, Bergamo ereditò l'anima e il volto, la religione e la legge, l'ordinamento e la forza dei latini». (M. Cugini "Breve storia di Bergamo")

Nelle città sorsero: il foro, l'arena, i templi, gli archi, le are in onore della dea Venere, alla dea Fortuna, alla dea Minerva, a Cerere, a Plutone. E la vita si svolgeva fra quei luoghi: la politica e gli affari si trattavano nei fori; i giochi si facevano all'arena; nei templi e davanti alle are si pregano gli dei e si offriva loro l'incenso; nel pedagogium si studiava la grammatica.

La pianura invece fu divisa in zone, chiamate Pagi, ciascuno dei quali comprendeva parecchi villaggi e prendeva il nome della divinità che era particolarmente venerata dagli abitanti del Pago stesso. Si ebbe il Pagus Minervae, il Pagus Saturnius, il Pagus Fortunensis, ecc. Il tratto di terra tra il Brembo e l'Adda, corrispondente alla zona dell'Isola, era chiamata Pagus Fortunensis. Il nostro paese, quindi, appartenne a questo Pagus.

Testi tratti da: SUISIO Appunti di Storia - Burgo Editore per gentile concessione del Comune di Suisio.

La chiesa parrocchiale

Architettonicamente essa è una delle più belle chiese della diocesi.

La facciata neoclassica, ad ordine unico con vigorose colonne e capitelli di stile corinzio, fu realizzata nel 1834 su disegno dell'arch. Giacomo Bianconi. Le statue dei santi Lorenzo, Andrea e Nazario sul fastigio e quelle dell'Immacolata e di S. Giuseppe nelle nicchie, furono modellate nel 1877 da Luigi Carrara di Oltre il Colle.

L'interno, insieme solenne ed elegante, trova il suo fulcro nell'ampia cupola ottagona. I monumentali altari del transetto, con grandiose edicole e statue decorative in stucco lustro, realizzati al principio del 1800 da Giovanni Moroni di Ponte S. Pietro, vennero in parte tradotti in marmo dalla ditta Camillo Remuzzi nel 1976.