Bottanuco

La storia di Bottanuco comincia da molto lontano, basti pensare che il nome sembra risalire al termine etrusco “Bottanus” e che ai tempi dell’antica Roma era già un vicus, un piccolo agglomerato di case. Nei secoli è stato un feudo di Bartolomeo Colleoni (è ancora presente l’affresco di uno stemma colleonesco), ai tempi di Napoleone è entrato nella Repubblica Bergamasca e poi in quella Cisalpina, fino al Risorgimento in cui si è messo in luce l’illustre storico Giovanni Maria Finazzi, nato a Bottanuco nella via che oggi porta il suo nome. Una storia tanto lunga che potete farvi raccontare da alcune splendide opere presenti sul territorio. Villa Gumier è stata edificata nel 1596, è la prima abitazione del Comune con acqua corrente ed elettricità e ha ospitato papa Giovanni XXIII, quando andava a messa nella vicina chiesina di San Giorgio. È di qualche anno dopo il settecentesco Palazzo Morlacchi, che sorge sulle spoglie dell’antico castello del Colleoni e che a metà Ottocento è stato sede di un seminario: nel 1860 era presente San Giovanni Bosco. Molto antichi anche Palazzo Crotta (1691), che nelle cantine ha ancora il cunicolo di fuga da utilizzare in caso di assalti nemici, e Villa Ferri, settecentesca, una villa signorile circondata da un immenso parco. E a proposito di parchi, a Bottanuco si può fare una passeggiata nello storico parco Moretti, una superficie verde di quasi 20.000 metri quadri con un’antica recinzione di sassi, un tempo di pertinenza del castello medievale dei Suardi. La passeggiata può proseguire all’Adda, visto che da Bottanuco passa il suggestivo sentiero “Da Leonardo all’Unesco”. Camminando si possono ammirare il “Funtanì”, una piccola fontana che anni fa era meta dei malati (si diceva che l’acqua fosse miracolosa), poi la “rösa”, la vasca ricavata nella pietra dove le donne lavavano i panni, il “canyon”, un passaggio stretto fra le alte e scoscese pareti di ceppo, e infine il canale del mulino. Nei pressi dell’Adda si trova inoltre la chiesina di “Benbrusat”, del 1630, a ricordo dei morti della peste di cui scrive Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”. Fede e storia si fondono anche negli altri edifici religiosi: la Chiesa parrocchiale di Bottanuco è stata terminata nel 1696 mentre quella di Cerro ha origine addirittura nel 1400, entrambe custodiscono affreschi di grande pregio (oltre al rinomato organo Serassi in quella di Bottanuco, che fa parte del patrimonio organario bergamasco). Sul territorio, infine, si trovano numerosi crocini e cappellette, piccoli gioielli che risalgono anche al X Secolo.